Prezzi materie prime: come vincere la sfida al rincaro

Supply Chain, Green Transition, Risk Management: i grandi temi su cui orientare il business per bilanciare gli squilibri dovuti al rincaro delle materie prime nell’ultimo quadrimestre del 2021

Nell’ultimo anno, non c’è azienda che non si è trovata a fare i conti con rincari anche superiori al 100% o che non lamenti un allungamento dei tempi di consegna, passati da pochi giorni a diverse settimane.

A differenza delle classiche recessioni, in cui le aziende devono gestire un surplus di scorte a fronte del rallentamento della domanda, in questo caso la brusca frenata della domanda e l’arresto della produzione sono stati improvvisi, imprevisti e simultanei, innescando un cortocircuito economico. Inoltre, da quando si sono allentati i vincoli, la domanda è ripresa ad un ritmo così forte che l’offerta non è in grado di soddisfarla, sia perché le giacenze sono scarse, sia perché l’intero sistema logistico è in crisi.

Questa congiunzione sfavorevole impone alle aziende di trovare una soluzione tempestiva e sostenibile a un interrogativo capitale: come controbilanciare il rialzo delle materie prime?

 

Rialzo delle materie prime: panoramica dei fattori scatenanti

 

1. Petrolio

Da quando è scoppiata la pandemia, l’oro nero è stato l’ultima materia prima a iniziare la corsa al rialzo. Ad oggi, il greggio con consegna a ottobre è quotato a circa 63 dollari al barile (+1,3%) e il Brent a oltre 66 dollari al barile (+1,8%), rischiando di toccare i 100 dollari al barile entro la fine dell’anno (previsioni confermate da Capital Economics e Bank of America).

Tale accelerazione è dovuta a due fattori: in primis, la ripartenza del trasporto aereo civile, buyer principale di greggio, e, in secondo luogo, la sentenza del tribunale distrettuale dell’Aja contro il gigante petrolifero Shell. L’azienda con sede nei Paesi Bassi dovrà ridurre, entro il 2030, le emissioni di gas serra del 45% rispetto ai valori del 2019, adeguandosi agli impegni previsti dall’accordo di Parigi sul clima. La pronuncia olandese potrebbe costituire un precedente storico per oltre 1800 fascicoli simili in tutto il mondo e dare il via a un domino favorevole per le politiche green, ma anche a un inevitabile rincaro su costi di trasporto e bollette di privati e aziende.

 

2. Acciaio

Dal giugno 2020, il mercato dell’acciaio ha visto un forte rimbalzo verso l’alto, come conferma il Q2 di ArcelorMittal, il maggior produttore di acciaio in Europa, che ha registrato un EBITDA di 5,1 miliardi di dollari con incremento del 90% su base trimestrale.

In particolare, la produzione di acciaio da minerale ferroso o rottame, che rappresenta circa l’80% del mercato italiano, è cresciuta del 19% nel primo trimestre, aumentando la domanda di materiali di partenza. Questi, però, risultano irreperibili sulle piazze internazionali a causa del freno all’export della Cina (che ha convogliato la produzione verso il mercato interno, in ascesa dalla primavera del 2020) e della sostanziale riduzione della produzione USA (-5%).

 

3. Terre rare

Le 17 terre rare, strategiche per la corsa all’elettrificazione, sono da sempre appannaggio cinese. Benché si trovino anche al di fuori del territorio del Dragone (non da ultimo in Afghanistan, dove sono stimate per diversi trilioni di dollari), i paesi occidentali preferiscono demandare ai cinesi l’onere di trattare questi componenti, in quanto le lavorazioni di raffinazione sono altamente inquinanti e sarebbe impossibile rispettare i limiti legali.

Ecco che, mascherandosi dietro a un ecologismo pruriginoso, l’Occidente dipende in toto dall’import (secondo le stime del US Geological Survey, nel 2019 gli USA ne hanno importate per l’80%, mentre l’Europa per il 98%) e dalle oscillazioni dei rapporti internazionali con il Governo cinese.

 

4. Pallet

I pallet in legno hanno visto lievitare, nel giro di un anno, il costo della materia prima da 140 €/m3 a 400 €/m3 con conseguente rivisitazione dei listini, addirittura quindicinale (cosa mai successa prima nel settore). Questa fluttuazione imprevedibile implica offerte “prendere o lasciare”, che costringono molte aziende a inventarsi soluzioni alternative per spedire merci ai clienti storici e a rifiutare spesso nuove commesse. Secondo l’analisi del Sole 24 Ore, a ciò si aggiunge anche la penuria di chiodi, che spinge le aziende a sondare fornitori inusuali, come Turchia e Lituania, a fronte di una sempre maggiore scarsità di componenti.

 

5. Container

Prezzi alle stelle per il trasporto marittimo. A partire da gennaio 2020, il nuovo regolamento dell’Organizzazione marittima internazionale ha imposto di ridurre la quota di zolfo nell’olio combustibile (da 3,5% a 0,5%), determinando la rottamazione delle navi più risalenti e il revamping di molte altre. Peccato che l’aggiornamento dei mezzi si è sommato alle decelerazioni e accelerazioni legate alla pandemia, al blocco della Ever Given nel Canale di Suez e alla contestuale carenza di container. Questi, bloccati in porto o sulle poche navi in circolazione, hanno visto quintuplicare il loro prezzo, passando da 1500/2000 dollari a oltre 10000 per la tratta Cina-Europa.

 

Reagire all’incertezza con tre azioni concrete

 

Quanto durerà ancora quest’incertezza? Nessuno lo sa. Si legge da più fonti che il rincaro delle materie prime si protrarrà ancora per i prossimi 6/12 mesi e nel frattempo si auspicano interventi strutturali da parte degli Stati sovrani e il ripristino di equilibri internazionali. Un primo timido segnale arriva dal DL 73/2021 “Sostegni-bis” che crea un meccanismo di compensazione per l’edilizia, grazie a un fondo da 100 milioni. Oltre a ciò, le stesse aziende stanno esplorando nuove soluzioni grazie al Problem Solving veloce e creativo, che sta portando a tre output concreti:

  1. Avviare un rapido processo di Risk Management al fine di misurare il rischio al quale l’azienda è esposta e, successivamente, sviluppare strategie di Governance per tradurre la gestione del rischio in un processo integrato.
    Quali gli indici? Verifica dello stato di salute dei nostri fornitori e introduzione di eventuali azioni di compensazione; analisi dei fenomeni partendo dai dati; osservazione della realtà per agire con puntualità sulla Supply Chain; introduzione di best practices per monitorare, gestire e diversificare il rischio sia sulla fornitura che sul mercato.
  2. Creare dei piani di backup sul parco fornitori per trovare alternative alle condizioni contrattuali, sviluppare accordi quadro, mettere in atto nuove negoziazioni con focus la carenza e i ritardi di consegna delle materie prime, ricercare accordi di filiera. L’obiettivo è avere una Supply Chain stabile piuttosto che competitiva: le imprese con in mano contratti di fornitura lunghi (annuali, semestrali) anziché corti (bimestrali o mensili) stanno infatti uscendo prima dallo stallo.
  3. Monitorare costantemente il Cash Flow per reagire velocemente. I costi diretti sono destinati a crescere data la penuria di materie prime, così diventa strategico sondare la stabilità economica dei propri fornitori, cercare informazioni aggiunte sulla Supply Chain per capirne la solidità e le interdipendenze. Ad esempio, sapere da chi acquista il nostro fornitore, ci permette di seguire con maggior precisione il tracking dell’ordine e reagire tempestivamente in caso di problemi.

Ancora una volta, le soluzioni si trovano coinvolgendo le persone e modificando i processi in base alle richieste del mercato; solo così l’azienda riesce a orientare la rotta verso un business solido che non teme oscillazioni.

 

Paolo Muttoni, Business Organization & Project Management Consultant

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