Circular Economy: circolo vizioso o percorso virtuoso?

Dalla progettazione al recupero, le potenzialità green dell’economia circolare per valorizzare prodotti e materiali destinati alla discarica

La Circular Economy è un concetto innovativo che negli ultimi tempi è entrato massivamente nelle aziende, sospinto dall’interesse crescente di media e partner internazionali. Così come delineato dal Green Deal europeo, potrebbe sembrare un progetto complesso, caratterizzato da obiettivi ambiziosi e difficilmente raggiungibili dagli attori più piccoli. Entrando però nel vivo, si scopre che l’economia circolare, prima di essere uno scopo a cui tendere, è un’attitudine all’operatività.

 

Da lineare a circolare: l’evoluzione economica del XXI secolo

 

Un sistema economico lineare si si basa sullo sfruttamento di risorse limitate che devono bastare a soddisfare i bisogni, sempre più esigenti, di un numero elevato di consumatori. I beni, una volta “superati” o obsoleti, diventano irrimediabilmente rifiuti. In Unione Europea, ogni cittadino produce in media più di 4,5 tonnellate di rifiuti all’anno, la maggior parte dei quali non trova una destinazione più nobile se non lo smaltimento definitivo, che di fatto li sottrae al circuito economico. È possibile ripensare questo modello?

La risposta è sì ed è quella che caratterizza le logiche della Circular Economy. Ciascun fabbricante, di qualunque settore, si impegna a realizzare prodotti quanto più possibile duraturi ed efficienti. Una volta che il bene ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto vengono completamente separati e riutilizzati, aprendo la strada a percorsi differenziati di recupero e reintroduzione sul mercato. In questo modo, l’Upcycling diventa un’attitudine “virale”, poiché da un oggetto ne nascono molti altri in un circolo virtuoso e tendente all’infinito.

 

Vantaggi tangibili per imprese e organizzazioni

 

Secondo le stime UE, l’applicazione di questo nuovo modello economico garantirebbe nel prossimo decennio un risparmio per le imprese di oltre 600 miliardi di euro, e al tempo stesso ridurrebbe drasticamente e definitivamente le emissioni di gas serra.

La realizzazione di prodotti e servizi in chiave ecologica parte dalla revisione sostanziale del processo di progettazione: fin dal concept si conciliano i valori intrinseci di qualità, prestazioni ed eccellenza, privilegiando materiali di pregio, salubri e di durabilità estesa. Le attuali tecniche di Ecodesign minimizzano gli impatti negativi sull’ambiente e favoriscono il riuso e il riciclo dei materiali. Dall’indotto che si genererebbe, inoltre, si creerebbero nuovi posti di lavoro, competenze e know-how sempre più diversificati, e l’abbattimento dei divari economici.

Vista da questa prospettiva, la Circular Economy è dunque una strategia per governare con successo il consumismo, una competizione, ma al contempo una fonte di collaborazione tra imprese. È un modello di produzione e utilizzo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti, al fine di rendere il loro ciclo di vita il più lungo possibile, in linea con le direttive dell’Unione Europea. Facendo proprie le logiche della Circular Economy, si contribuisce attivamente a ridurre al minimo sia i rifiuti, sia gli impatti nocivi per l’ambiente e la salute correlati agli stessi. Un esempio? Gli imballaggi bio-MOCA: alternativi, sostenibili, biodegradabili e safe-compliant.

 

Matteo Pivotto, QHSE Consultant

Vedere la circolarità come un’opportunità di business e collaborazione tra imprese: il potenziale della Circular Economy vale 600 miliardi di euro nel prossimo decennio

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