Near miss: il digitale cambia la Sicurezza sul Lavoro

Dall’art. 15 del DL Sicurezza alle future linee guida: cosa cambia per le imprese nella gestione dei near miss nel 2026.

La Sicurezza sul Lavoro sta vivendo un cambiamento silenzioso ma profondo. Non fatto di nuovi DPI o di ulteriori check list cartacee, ma di dati, processi e cultura organizzativa.
Il recente intervento normativo sui near miss – i cosiddetti “quasi infortuni” – va esattamente in questa direzione.

Con l’art. 15 del Decreto‑legge 31 ottobre 2025, n. 159, convertito nella Legge 29 dicembre 2025, n. 198, il legislatore introduce un principio chiave: la prevenzione si costruisce prima che l’infortunio accada. E per farlo servono strumenti adeguati, sempre più digitali.

 

Near miss: cosa cambia davvero con la nuova norma

Il provvedimento parla chiaro: per le imprese con più di 15 dipendenti diventa centrale il tracciamento strutturato dei mancati infortuni.

La norma non impone ancora obblighi immediati alle aziende. L’obbligo diretto, per ora, è in capo al Ministero del Lavoro, che dovrà emanare – entro giugno 2026 – linee guida nazionali per:

  • identificazione dei near miss
  • tracciamento degli eventi
  • analisi e reporting dei dati aggregati

Solo successivamente, con i decreti attuativi, potranno derivare obblighi organizzativi per le imprese.
Ma la direzione è già evidente: il near miss entra stabilmente nel sistema di gestione della sicurezza.

Non come segnalazione occasionale, ma come dato da raccogliere, analizzare e trasformare in azione preventiva.

 

Dalla segnalazione al sistema: perché il digitale diventa indispensabile

Parlare di near miss significa parlare di processi ripetuti nel tempo, non di singoli episodi. E qui il limite degli approcci tradizionali emerge con forza.

Gestire segnalazioni interne, analisi degli eventi, azioni correttive, tracciamento delle responsabilità, dati aggregati da comunicare all’esterno, con strumenti frammentati o cartacei non è solo inefficiente: diventa insostenibile.

Il nuovo impianto normativo presuppone – implicitamente ma chiaramente – un tracciamento digitale. Non per “controllare” di più, ma per vedere prima.

Il digitale consente infatti di:

  • rendere la segnalazione semplice e accessibile a tutti
  • garantire tracciabilità, tempi e responsabilità
  • analizzare trend ricorrenti e aree critiche
  • collegare i near miss al DVR, alla formazione, alle azioni di miglioramento

In altre parole: trasformare eventi isolati in conoscenza organizzativa.

 

Near miss e maturità aziendale: una sfida che va oltre la sicurezza

La sicurezza è una delle prime aree in cui il digitale mostra il suo valore strategico: meno incidenti, meno costi indiretti, più solidità nel tempo.

Ma il tema non riguarda solo HSE e RSPP, riguarda il modo in cui l’azienda cresce e governa la complessità. Il tracciamento dei near miss è perfettamente coerente con una trasformazione più ampia che tocca oggi l’azienda nel suo complesso.

Se per le funzioni QHSE il digitale è lo strumento trasformativo per dimostrare diligenza organizzativa e raccogliere dati affidabili per la rendicontazione ESG, per chi si occupa di HR è un partner che rivoluziona gestione del personale, career path, formazione e comunicazione in azienda. Allo stesso tempo, le funzioni direzionali e manageriali abbracciano la capacità del digitale di monitorare in tempo reale i KPI aziendali e realizzare analisi predittive.

Al centro dell’azienda del futuro, ci sono infatti il dato e la sua governance.

 

Un’opportunità, non un adempimento

L’art. 15 sul near miss si allinea a percorsi organizzativi previsti dalle norme volontarie quali UNI EN ISO 45001, SGSSL secondo Linee guida Inail e modelli 231. Non introduce sanzioni immediate e non parla di logiche punitive. Al contrario, apre la strada a:

  • riduzione dei costi legati agli infortuni
  • premialità per le aziende virtuose
  • maggiore tutela legale
  • vantaggio competitivo verso clienti, enti e stakeholder

Letta correttamente, la norma non chiede “di più”, ma chiede meglio.

 

Adempimenti “potenziali”

In attesa delle linee guida del Ministero del Lavoro, la conoscenza della prassi porta a ipotizzare gli adempimenti a cui potrebbero essere chiamate le imprese sopra i 15 dipendenti:

  • Definizione e classificazione dei near miss: adottare una definizione operativa coerente con le prassi INAIL (anche quelle già pubblicate) e il lessico internazionale (ispirandosi a ISO 45001), stabilendo anche dei criteri di classificazione in base alla gravità dell’evento e le misure adottate;
  • Stabilire un processo di segnalazione interna: stabilire un canale unico di segnalazione (digitale e/o cartaceo), con delle istruzioni, accessibile a tutti i lavoratori ed eventualmente terzi, con policy sulla privacy/anonimato del segnalante e tutela della buona fede;
  • Analisi dell’evento: definire una procedura d’indagine – a responsabilità dei preposti, RSPP, MC – che riassuma l’evento, mostri le tempistiche, raccolga le evidenze e valuti il rischio residuo. Si potranno poi integrare gli esiti nel DVR e nei processi di gestione del cambiamento;
  • Azioni correttive/preventive: istituire delle procedure con priorità basate sul livello di rischio, assegnandole a responsabili, con scadenze e verifiche di efficacia;
  • Inviare dati aggregati all’esterno, secondo modalità, soglie e destinatari che saranno definiti dalle linee guida ministeriali.

 

Governare il cambiamento prima che diventi urgenza

Come spesso accade, il tempo che separa l’annuncio normativo dagli obblighi concreti è il momento migliore per agire. Chi inizia ora a strutturare processi digitali di raccolta e analisi dei near miss:

  • riduce l’impatto futuro degli adempimenti
  • costruisce una cultura della prevenzione reale
  • integra la sicurezza nella strategia di crescita aziendale

Il digitale, anche in questo caso, non è un fine. È lo strumento che permette alla sicurezza di evolvere da obbligo a valore.

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